De Cero

| Life Bites

Hoy duele pretender que somos dos extraños y sólo está bien visto hablarte en tu cumpleaños

Morat, De Cero

Ci sarebbero davvero tante cose che vorrei e avrei voluto dire. Ma il destino delle occasioni e delle persone con cui si creano spesso purtroppo ci è avverso e rimarranno sempre dei non detti.

E sono proprio quei non detti a fare più male.

Inizio a pensare che scriverci un articolo sia una perdita di tempo, ma in fondo una perdita necessaria a colmare vuoti per liberare spazi e fare pulizia, pronti per accogliere il nuovo (perché del vecchio ci siamo stufati).

Parlare a un tu, che sia quel tu o meno, aiuta abbastanza, perciò forse è il caso di farlo. Quel tu che potrebbe essere chiunque, non c’è un limite; e qualsiasi persona che sta leggendo può dargli l’interpretazione che meglio crede. E questa è la mia.

Non avrei mai pensato che avrei vissuto a fondo così tante delle canzoni dei miei potentissimi Morat. Se ancora non li conosci, male; perché se non sai chi sono loro, probabilmente non sai neppure chi sono io.

Immagine alquanto autoesplicativa, lol lollissimo

Sono ormai cinque anni che la mia vita è scandita dalle canzoni dei Morat, e la storia che in gran parte ti riguarda potrebbe essere suddivisa in varie tappe, ognuna scandita da un brano ben preciso:

Potrei prendere mille frasi per ricostruire perfettamente un intero capitolo di vita, ma a quel punto sì che starei perdendo il mio tempo (sempre io che mi metto a scrivere su questo e non su Nunki, anche se dovrei; ma quando manca l’ispirazione è anche inutile scervellarsi, meglio far vedere che qualcosa stai scrivendo e che in qualche modo la produttività non cala)… Ma mi limiterò a soffermarmi sull’incipit di questo articolo (o qualsiasi cosa sia, non poniamoci limiti nemmeno su questo):

  • Antes de los 20
  • Aprender a quererte
  • Bajo la mesa
  • En un solo día
  • El embrujo
  • Mi nuevo vicio
  • Mi pesadilla
  • Acuérdate de mi
  • Cuando nadie ve
  • Primeras veces
  • Simplemente pasan
  • A dónde vamos
  • Tabaco y Chanel
  • Punto y aparte
  • Di que no te vas
  • Yo no merezco volver
  • No se va
  • Nunca al revés
  • En coma
  • Tarde
  • Una vez más
  • Segundos platos
  • Debí suponerlo
  • Si la ves
  • Enamórate de alguien más
  • Someone I used to know
  • Nunca volvieron
  • Date la vuelta
  • No hay más que hablar
  • De cero
  • Sobreviviste
Hoy duele pretender que somos dos extraños y sólo está bien visto hablarte en tu cumpleaños (...)

L’ultimo anno è stato un anno a dir poco complicato, e l’ultima cosa di cui avevo bisogno era l’illusione che sarebbe andato tutto bene, che si era ristabilito un equilibrio che è durato molto meno del previsto e di quanto avrei sperato. Mi sono sempre rifiutata di credere che i viaggi rovinino le amicizie; al massimo le fortificano, o forse comincia ad essere davvero così quando superi una certa età e si abbassa la soglia di sopportazione. Senz’altro impari molto delle persone che ti circondano. Col tempo ho capito che non troverai mai la stessa persona due volte, che ognuno vive a pieno nel proprio egoismo (certi anche insieme al proprio Ego) e non bisogna avere paura di rimanere soli perché inevitabilmente accadrà prima o poi.

Essendo arrivati a questo punto, spero che la persona a cui è ispirato questo flusso di pensieri prima o poi si penta e capisca cosa ha perso. Non parlo nemmeno più di un ritorno perché, quando sembrava esserci stato – sebbene a suo modo, ma andava bene lo stesso – ha finito per fare il peggio che avrebbe potuto. Peccato solo che di certi mostri è difficile liberarsi, può succedere che te li ritrovi anche quotidianamente, più vicino di quanto pensi.

Ma siccome non posso fare a meno di retribuire l’amabile regalo (un caricatore e un asciugamano di microfibra che non mi serviva affatto), quindi per quest’anno ho deciso di retribuire con la stessa moneta, facendo però la cosa per me: allontanarmi sia con la mente che proprio fisicamente. Non ringraziarmi! <3

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Quel maledetto foglio bianco…

| Life Bites

Ho sempre avuto nella parte più recondita del cervello la mezza idea di aprire un blog. Mi affascina l’idea di avere dei ricordi scritti, di riservarmi uno spazio in cui dire la mia senza evitando giudizi non richiesti. Ma si sa che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, qualche oceano, e secondo me anche un paio di catene montuose che spesso ti impediscono di vedere lo scopo raggiunto.

Io sono una persona che pensa tanto, davvero tanto, molto più di quanto vorrei. Una mente sicuramente creativa, ma a cui viene difficile fermarsi. Ma a questo ci stiamo lavorando.

Intanto, non di rado mi capita di pensare a cose che vorrei comunicare o che devo dire a qualcuno, che mi servirebbe scrivere da qualche parte perché il passo dal cervello in modalità produttiva a quello di Dory è un attimo. Avrei proprio bisogno di un taccuino a portata di mano, anche se, a dirla tutta, forse mettersi a scrivere in macchina non è la più geniale delle idee…

Per un creativo, poi, c’è quell’ostacolo insormontabile che si chiama sindrome da pagina bianca;

Si manifesta con la difficoltà o l’impossibilità di produrre idee nuove e interessanti di fronte a un foglio bianco o a uno schermo vuoto. Chi ne soffre può provare frustrazione, ansia, insicurezza e perdita di motivazione.

Quando hai la testa costantemente all’opera e potenzialmente tante cose da dire, ma anche un certo numero di blocchi (forse più mentali che altro?) viene difficile avere idee chiare su come mettere le cose “su carta”, soprattutto se per cominciare a scrivere ti trovi sempre davanti a una pagina bianca. Ma d’altronde questo non si può cambiare e bisogna soltanto farsene una ragione: un foglio bianco è sinonimo di vuoto, è vero; ma non è un caso che quando ci viene data “carta bianca” per un progetto abbiamo la possibilità di scrivere, comunicare ciò che vogliamo, di essere chi vogliamo.
Persone sempre nuove. Identità sempre diverse.

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